Lovable startup europea è una combinazione di parole che fino a pochi mesi fa sarebbe stata familiare soprattutto agli addetti ai lavori. Oggi racconta invece una delle storie più sorprendenti dell’ecosistema tecnologico europeo.
Provate a dimenticare per qualche secondo tutto quello che sappiamo sulla creazione di un software.
Niente righe di codice incomprensibili. Niente settimane trascorse a configurare database. Niente necessariamente team composti da programmatori, designer, sviluppatori front-end e back-end prima ancora di riuscire a mostrare il proprio progetto a qualcuno.
Immaginate di aprire una pagina e scrivere:
“Voglio un’applicazione per gestire le prenotazioni di un centro sportivo, con registrazione utenti, calendario, pagamenti e un’area personale.”
E poi vedere l’intelligenza artificiale iniziare a costruirla.
È questa, semplificando molto, la promessa di Lovable, società nata a Stoccolma e diventata in pochissimo tempo uno dei casi più impressionanti della nuova economia dell’intelligenza artificiale.
Il 12 agosto 2026 l’azienda ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 400 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di circa 13,3 miliardi di dollari. Il round è stato guidato da Menlo Ventures e co-guidato dallo Scaleup Europe Fund gestito da EQT. Tra i nuovi investitori figurano anche Balderton Capital e Carmignac, mentre nel capitale erano già presenti nomi come Accel, Antler, CapitalG, Salesforce Ventures e altri protagonisti internazionali del venture capital.
Ma fermarsi alla valutazione sarebbe un errore.
Perché la storia di Lovable non riguarda soltanto l’ennesima startup AI che ha raccolto centinaia di milioni.
Riguarda qualcosa di molto più grande: chi potrà creare software nei prossimi anni.
E forse persino che cosa significherà, in futuro, essere uno sviluppatore.
Una startup europea che cresce a una velocità difficile da immaginare
Nel mondo delle startup siamo ormai abituati a leggere numeri impressionanti.
Milioni di utenti.
Round da centinaia di milioni.
Valutazioni miliardarie.
Crescita a doppia o tripla cifra.
Ma nel caso di Lovable bisogna fermarsi un momento e osservare la velocità con cui tutto è successo.
La società è stata fondata alla fine del 2023, mentre la piattaforma Lovable nella sua forma attuale è stata lanciata nel novembre 2024. Le sue origini derivano da gpt-engineer, progetto open source creato nel 2023 per sperimentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella generazione di software.
Il progetto ottenne rapidamente grande attenzione nella community degli sviluppatori e superò le 50.000 stelle su GitHub. Da quell’esperimento nacque successivamente una piattaforma commerciale destinata anche agli utenti non tecnici, che sarebbe poi diventata Lovable.
È proprio questo dettaglio a rendere la storia particolarmente interessante.
Lovable non nasce semplicemente dall’idea di inserire l’intelligenza artificiale dentro un software esistente.
Nasce chiedendosi qualcosa di diverso:
e se fosse l’intelligenza artificiale stessa a creare il software?
Da quel momento, la crescita è stata rapidissima.
Nei primi mesi dopo il lancio commerciale, l’azienda dichiarava circa 17 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annualizzati, più di 30.000 clienti paganti e circa 25.000 nuovi progetti creati ogni giorno.
Numeri che sarebbero già notevoli per qualsiasi SaaS.
Ma erano soltanto l’inizio.
Nel giugno 2026 Lovable ha dichiarato di aver superato i 500 milioni di dollari di annualized revenue run rate e di generare circa un milione di nuovi progetti ogni settimana.
Poco più di due mesi dopo è arrivato il nuovo round da 400 milioni.
E la valutazione è salita a 13,3 miliardi di dollari.
A quel punto definirla soltanto “startup promettente” sarebbe stato decisamente riduttivo.
Che cos’è realmente Lovable
Per capire perché Lovable stia facendo tanto rumore occorre innanzitutto comprenderne il funzionamento.
La definizione più semplice potrebbe essere:
una piattaforma che permette di creare applicazioni e siti web descrivendo all’intelligenza artificiale ciò che si desidera.
È quello che viene sempre più spesso definito vibe coding.
L’utente non deve necessariamente scrivere direttamente il codice.
Interagisce invece con il sistema attraverso il linguaggio naturale.
Potrebbe scrivere, per esempio:
“Creami un’app per una palestra dove gli utenti possono registrarsi, acquistare un abbonamento e prenotare le lezioni.”
Oppure:
“Voglio un gestionale per una piccola agenzia immobiliare che organizzi clienti, immobili, appuntamenti e documenti.”
O ancora:
“Realizza una landing page elegante per una startup che vende prodotti sostenibili.”
Lovable interpreta la richiesta e crea progressivamente l’applicazione.
L’utente può poi continuare la conversazione:
“Cambia il colore del menu.”
“Aggiungi una pagina dedicata agli amministratori.”
“Inserisci un sistema di login.”
“Collega il database.”
“Aggiungi pagamenti.”
“Modifica il layout mobile.”
In altre parole, la programmazione diventa progressivamente una conversazione.
Ed è proprio questo passaggio ad avere potenzialmente conseguenze enormi.
Dal codice al linguaggio naturale
Per decenni programmare ha significato conoscere un linguaggio.
C.
Java.
Python.
JavaScript.
PHP.
Swift.
Ruby.
E decine di altri.
Anche con l’arrivo delle piattaforme no-code e low-code, creare applicazioni sufficientemente complesse ha continuato a richiedere competenze tecniche.
L’intelligenza artificiale generativa sta invece spostando lentamente il livello di astrazione.
Prima scrivevamo il codice.
Poi abbiamo iniziato a utilizzare strumenti che suggerivano parti del codice.
Successivamente sono arrivati assistenti capaci di generare intere funzioni.
Ora sistemi come Lovable provano a compiere un passaggio ulteriore:
l’utente descrive il risultato e l’AI decide come costruirlo.
È un cambiamento che ricorda quello avvenuto molte volte nella storia dell’informatica.
I primi programmatori lavoravano direttamente con istruzioni estremamente vicine all’hardware.
Poi arrivarono linguaggi sempre più comprensibili.
Poi interfacce grafiche.
Poi software no-code.
Ora potremmo essere davanti a un’altra fase della stessa evoluzione.
La distanza tra idea e software funzionante sta diminuendo.
La vera rivoluzione potrebbe non essere per i programmatori
Quando si parla di strumenti di AI per la programmazione, la prima domanda è quasi sempre:
sostituiranno gli sviluppatori?
È comprensibile.
Ma forse non è nemmeno la domanda più interessante.
La vera rivoluzione potrebbe riguardare tutte quelle persone che, fino a oggi, non avrebbero mai provato a creare un software.
Pensiamo a un imprenditore.
A un consulente.
A un medico.
A un commercialista.
A un insegnante.
A un responsabile marketing.
A un’associazione.
A un piccolo negozio.
A una startup senza co-founder tecnico.
Ognuno di loro può avere quotidianamente idee per strumenti digitali.
Il problema è sempre stato trasformarle in qualcosa di concreto.
Serve trovare uno sviluppatore.
Scrivere specifiche.
Chiedere preventivi.
Aspettare settimane o mesi.
Testare il prodotto.
Correggere errori.
Aggiungere funzioni.
Il costo può diventare significativo ancora prima di capire se l’idea abbia realmente un mercato.
Con strumenti come Lovable, almeno per alcune tipologie di progetto, questo processo può cambiare radicalmente.
Ed è qui che emerge il vero potenziale economico.
Il prototipo che prima costava migliaia di euro
Immaginiamo una situazione tipica.
Una persona ha un’idea per una startup.
Non sa programmare.
Fino a qualche anno fa avrebbe avuto sostanzialmente quattro possibilità:
- trovare un co-founder tecnico;
- assumere uno sviluppatore;
- affidarsi a una software house;
- utilizzare strumenti no-code.
Tutte soluzioni valide, ma ciascuna con costi o limitazioni.
Oggi può teoricamente iniziare descrivendo la propria idea a una piattaforma AI.
Nel giro di qualche ora potrebbe avere qualcosa di molto più vicino a un vero prodotto rispetto al tradizionale mockup statico.
Non necessariamente un’applicazione pronta per milioni di utenti.
Ma abbastanza per:
- mostrare l’idea a un potenziale investitore;
- farla provare ai primi clienti;
- testare una funzionalità;
- validare il mercato;
- raccogliere feedback;
- costruire un MVP;
- capire se vale davvero la pena investire.
Questo cambia profondamente anche la logica economica della fase iniziale di una startup.
STARTHINKMAGAZINE ha recentemente analizzato il ruolo degli incubatori startup, evidenziando quanto sia delicato il passaggio dall’idea al mercato.
Strumenti come Lovable potrebbero aggiungere un nuovo tassello a quell’ecosistema: consentire ai founder di arrivare alla fase di incubazione o di fundraising con qualcosa di già funzionante.
Non più soltanto una presentazione PowerPoint.
Ma un prodotto da utilizzare.
La nascita da GPT Engineer
La storia di Lovable è anche interessante perché non nasce da zero.
Prima della piattaforma commerciale esisteva gpt-engineer.
Il progetto open source, nato nel 2023, esplorava una domanda che allora sembrava quasi sperimentale: quanto software può essere generato automaticamente partendo dalle indicazioni di un essere umano?
La risposta della community fu immediata.
Secondo Lovable, gpt-engineer diventò uno dei repository di codice a crescita più rapida su GitHub, superando successivamente le 50.000 stelle.
Ma c’era un limite evidente.
Era ancora uno strumento pensato principalmente per sviluppatori.
Utilizzarlo significava lavorare attraverso il terminale e avere comunque una certa familiarità con la programmazione.
Da qui nasce il passaggio decisivo.
Portare quella stessa logica fuori dalla nicchia degli sviluppatori.
Costruire un’interfaccia web.
Rendere l’interazione più semplice.
E soprattutto consentire anche a chi non programma di provare a creare applicazioni.
Alla fine del 2023 viene fondata Lovable.
Nel novembre 2024 viene lanciata la piattaforma con il nuovo posizionamento.
E nel giro di poco tempo l’esperimento diventa azienda.
Poi scaleup.
Poi unicorno.
Poi una delle società AI europee più valutate.
Chi sono Anton Osika e Fabian Hedin
Dietro Lovable ci sono principalmente Anton Osika e Fabian Hedin.
La loro intuizione non consiste semplicemente nell’aver capito che l’intelligenza artificiale avrebbe scritto sempre più codice.
Quello era ormai abbastanza prevedibile.
La scommessa più importante è stata capire che l’interfaccia stessa della programmazione avrebbe potuto trasformarsi.
Non più:
uomo → linguaggio di programmazione → software.
Ma:
uomo → linguaggio naturale → intelligenza artificiale → software.
Sembra una differenza sottile.
In realtà potrebbe essere enorme.
Perché il linguaggio di programmazione è conosciuto da una percentuale relativamente piccola della popolazione.
Il linguaggio naturale, invece, lo conoscono praticamente tutti.
E quando una tecnologia passa dall’essere utilizzabile da milioni di persone all’essere potenzialmente utilizzabile da miliardi di persone, il mercato cambia completamente dimensione.

60 milioni di progetti
I dati pubblicati da Lovable nell’agosto 2026 permettono di capire la dimensione raggiunta.
Secondo l’azienda, dalla nascita della piattaforma sarebbero stati creati oltre 60 milioni di progetti.
Le applicazioni costruite attraverso Lovable riceverebbero complessivamente oltre 900 milioni di visite ogni mese.
È un dato significativo soprattutto per un motivo.
Lovable non vuole essere semplicemente un giocattolo per creare rapidamente una demo.
L’obiettivo è diventare infrastruttura attraverso cui costruire applicazioni utilizzate realmente.
E il posizionamento dell’azienda sta infatti progressivamente cambiando.
Dalla prima fase, orientata soprattutto a founder e singoli creator, Lovable sta entrando sempre più nel mondo delle imprese.
L’azienda sostiene che, entro il primo anno, dipendenti di circa metà delle società Fortune 500 avessero già utilizzato la piattaforma; successivamente la quota sarebbe salita vicino ai due terzi.
Questo spiega anche perché le ultime funzionalità riguardino sempre più governance, sicurezza, integrazioni aziendali e gestione degli accessi.
Non soltanto siti web
È facile osservare una piattaforma come Lovable e pensare:
“Va bene, crea qualche sito web.”
Sarebbe però una lettura riduttiva.
La direzione presa dall’azienda è molto più ambiziosa.
Lovable vuole diventare un ambiente dove costruire software completo.
La piattaforma consente di integrare database, autenticazione, archiviazione dei dati, servizi esterni e automazioni.
Per i founder, per esempio, Lovable presenta la possibilità di utilizzare infrastrutture backend tramite Lovable Cloud e Supabase, database Postgres, sistemi di autenticazione, storage e collegamenti con centinaia di strumenti esterni.
Questo significa che il confine tra “prototipo generato dall’AI” e “applicazione reale” sta diventando meno netto.
Ed è probabilmente qui che si giocherà la battaglia più importante del settore.
Generare una bella interfaccia è relativamente facile.
Generare software robusto, sicuro, scalabile, correttamente progettato e collegato a sistemi aziendali reali è decisamente più complesso.
Chi riuscirà a risolvere la seconda parte del problema potrebbe costruire aziende enormi.
Il boom del vibe coding
Lovable appartiene a una categoria tecnologica che nel 2025 e soprattutto nel 2026 è esplosa: il vibe coding.
Il principio è semplice.
Invece di controllare direttamente ogni riga di codice, lo sviluppatore — o persino una persona senza conoscenze tecniche — descrive ciò che vuole ottenere e collabora con l’intelligenza artificiale.
Si crea quindi un nuovo ciclo:
idea.
Prompt.
Software generato.
Test.
Correzione attraverso una nuova istruzione.
Nuova versione.
Il linguaggio naturale diventa una sorta di nuovo strumento di programmazione.
Non significa che il codice scompaia.
Il codice continua a esistere.
Semplicemente, molte persone potrebbero non aver più bisogno di scriverlo direttamente.
È un po’ come guidare un’automobile.
Non abbiamo bisogno di conoscere il funzionamento preciso del sistema di iniezione per utilizzare il veicolo.
Allo stesso modo, in futuro milioni di persone potrebbero creare software senza conoscere esattamente ogni tecnologia utilizzata sotto il cofano.
La startup svedese contro Silicon Valley
C’è poi un aspetto che rende Lovable particolarmente interessante per il pubblico europeo.
È nata in Svezia.
E sta crescendo dall’Europa.
Per decenni il confronto tecnologico globale ha seguito uno schema quasi automatico.
L’Europa produce ottimi ricercatori e startup promettenti.
Gli Stati Uniti producono i giganti.
Molti founder europei, una volta raggiunta una certa dimensione, trasferiscono progressivamente parte delle attività negli Stati Uniti.
Il capitale americano è più abbondante.
Il mercato tecnologico è enorme.
La concentrazione di talenti nella Silicon Valley resta difficilmente replicabile.
Lovable sta provando a dimostrare che almeno una parte di questo paradigma può cambiare.
Nel 2025 Anton Osika aveva già sottolineato l’importanza di mantenere l’azienda in Europa, sostenendo che il continente potesse offrire un vantaggio nella capacità di attrarre talenti internazionali. Nel 2026 la nuova raccolta ha rafforzato ulteriormente questa posizione.
Il coinvolgimento dello Scaleup Europe Fund, gestito da EQT, nel round da 400 milioni assume quindi anche un valore simbolico.
Una delle questioni centrali per l’ecosistema europeo è infatti sempre stata la disponibilità di capitale nelle fasi avanzate.
L’Europa sa creare startup.
La vera sfida è riuscire a farle diventare giganti senza perderle lungo la strada.
Il problema europeo dello scale-up
Una startup può nascere con relativamente poco capitale.
Un computer.
Qualche sviluppatore.
Un piccolo team.
Un MVP.
Una prima raccolta.
Ma quando arriva il momento di competere globalmente servono cifre completamente diverse.
Server.
GPU.
Marketing.
Vendite internazionali.
Assunzioni.
Acquisizioni.
Infrastruttura.
Compliance.
Ricerca.
Ed è proprio in quella fase che molte aziende europee storicamente guardano agli investitori americani.
Il round Lovable è interessante perché mette insieme capitale internazionale e capitale europeo.
Il finanziamento da 400 milioni è guidato da Menlo Ventures insieme allo Scaleup Europe Fund, mentre partecipano investitori provenienti da Europa, America Latina, Asia e Stati Uniti.
È quasi una fotografia del nuovo venture capital globale.
Una società europea che non deve necessariamente scegliere tra Europa e resto del mondo.
Può raccogliere ovunque restando europea.
I 500 milioni di ricavi annualizzati
Uno dei numeri che ha attirato maggiormente l’attenzione degli investitori è quello relativo ai ricavi.
Nel giugno 2026 Lovable ha comunicato di aver superato 500 milioni di dollari di annualized revenue run rate.
È importante precisare un dettaglio.
Annualized revenue run rate non significa necessariamente che l’azienda abbia già contabilizzato 500 milioni di dollari di ricavi nell’anno.
Si tratta di una proiezione annualizzata basata sul ritmo di ricavi corrente.
È una metrica molto utilizzata dalle aziende SaaS ad alta crescita.
Resta comunque un risultato impressionante per un’azienda così giovane.
Soprattutto considerando la velocità con cui il dato è aumentato.
La crescita dimostra che il mercato non è composto esclusivamente da curiosi che provano una nuova tecnologia.
Una parte degli utenti è disposta a pagare.
E questo è ciò che separa spesso una tecnologia interessante da una vera impresa.
Un milione di nuovi progetti a settimana
Un altro numero aiuta a comprendere la diffusione.
Nel giugno 2026 Lovable dichiarava circa un milione di nuovi progetti creati ogni settimana.
Naturalmente un progetto creato non equivale necessariamente a un’azienda.
Potrebbe trattarsi di un esperimento.
Una demo.
Un sito.
Una piccola applicazione.
Un prototipo destinato a essere abbandonato.
Ma la dimensione del fenomeno resta significativa.
Perché ogni progetto rappresenta qualcuno che ha provato a trasformare una richiesta in software.
Se questa modalità di interazione diventasse normale, potremmo assistere a un’espansione enorme del numero di persone capaci di creare strumenti digitali.
Non perché improvvisamente tutti saranno diventati sviluppatori.
Ma perché potrebbe non essere più necessario esserlo per iniziare.
Lovable e gli agenti AI
La crescita di Lovable va letta all’interno di una trasformazione più ampia dell’intelligenza artificiale.
Su STARTHINKMAGAZINE abbiamo recentemente raccontato l’evoluzione degli agenti AI, sistemi che non si limitano più a rispondere alle domande ma possono iniziare a eseguire attività e utilizzare strumenti digitali.
Lovable rappresenta un’altra faccia dello stesso cambiamento.
L’AI non produce soltanto informazione.
Produce azioni.
E nel caso del software può produrre direttamente un oggetto digitale funzionante.
Questa distinzione è fondamentale.
La prima generazione di AI generativa ci ha impressionato perché sapeva scrivere.
La seconda perché sapeva creare immagini.
Poi video.
Poi codice.
La nuova generazione potrebbe impressionarci perché riesce a costruire sistemi completi.
È la differenza tra chiedere:
“Come potrei realizzare questa app?”
e chiedere:
“Realizzami questa app.”
Sono due mondi completamente diversi.
La programmazione non morirà
A questo punto è inevitabile parlare di sviluppatori.
Se l’AI può creare software, avremo ancora bisogno di programmatori?
Probabilmente sì.
Ma il loro lavoro potrebbe cambiare significativamente.
Abbiamo già visto molte volte questo fenomeno nella storia della tecnologia.
I fogli di calcolo non hanno eliminato i commercialisti.
WordPress non ha eliminato gli sviluppatori web.
Canva non ha eliminato i graphic designer.
Le fotocamere degli smartphone non hanno eliminato i fotografi professionisti.
Gli strumenti abbassano le barriere per le attività semplici e contemporaneamente aumentano le possibilità per chi possiede competenze avanzate.
Un programmatore potrebbe quindi scrivere meno codice manualmente e dedicare più tempo a:
- architettura;
- sicurezza;
- controllo qualità;
- integrazione dei sistemi;
- performance;
- design delle infrastrutture;
- verifica del codice generato;
- progettazione di sistemi complessi.
Il valore potrebbe spostarsi dal saper scrivere ogni istruzione al saper progettare e controllare ciò che l’AI costruisce.
Il grande tema della sicurezza
Ed eccoci al punto più delicato.
Se permettiamo a milioni di persone senza competenze tecniche approfondite di creare software, chi garantisce che quel software sia sicuro?
È una domanda enorme.
Un’app può sembrare perfetta graficamente e allo stesso tempo avere vulnerabilità nel database.
Può gestire male le autorizzazioni.
THINK ha già acceso i motori… ora tocca a te
CONDIVIDILe idee migliori non si tengono… si condividono.
Aiuta questo contenuto a raggiungere chi vuole restare un passo avanti.
Può esporre dati.
Può contenere errori.
Può collegarsi in modo sbagliato a servizi esterni.
Lovable stessa ha dovuto affrontare il tema apertamente.
L’azienda ha documentato nel 2026 un incidente relativo alla visibilità di cronologie e codice di alcuni progetti pubblici, riconoscendo successivamente che la prima risposta fornita agli utenti era stata inadeguata.
È un dettaglio importante perché ricorda una cosa:
la velocità non elimina la responsabilità.
Più diventa semplice creare software, più diventa importante costruire controlli automatici.
Sicurezza automatica prima della pubblicazione
Proprio per rispondere a questo problema, Lovable ha progressivamente introdotto strumenti di sicurezza.
Dal giugno 2026 la piattaforma effettua automaticamente una scansione prima della pubblicazione di un’applicazione.
Secondo la società, la scansione dura normalmente tra 10 e 15 secondi e cerca problemi comuni come configurazioni errate dei database, policy mancanti e falle nei sistemi di autorizzazione. Alcune vulnerabilità possono essere corrette automaticamente quando la modifica non compromette il funzionamento dell’applicazione.
Per gli ambienti aziendali sono disponibili controlli più approfonditi.
La società dichiara inoltre supporto a standard e sistemi come:
- SOC 2 Type II;
- ISO 27001;
- GDPR;
- SSO;
- SAML;
- gestione degli accessi basata sui ruoli;
- scansioni ricorrenti di sicurezza.
È probabilmente questo il terreno su cui si deciderà il futuro delle piattaforme di vibe coding.
Generare velocemente è relativamente facile.
Generare velocemente senza trasformare Internet in una gigantesca collezione di vulnerabilità è molto più difficile.
Google Cloud entra nella storia
Un altro segnale della dimensione raggiunta da Lovable arriva dalla sua infrastruttura.
Nel giugno 2026 Google e Lovable hanno annunciato un ampliamento pluriennale della collaborazione con Google Cloud.
Secondo TechCrunch, l’accordo prevede una crescita significativa — indicata come circa cinque volte — dell’utilizzo dell’infrastruttura cloud e delle risorse AI da parte della startup.
Lovable può inoltre utilizzare modelli di differenti provider.
Questo rappresenta un elemento importante dell’attuale economia dell’AI.
Molte delle startup che stanno crescendo più rapidamente non stanno necessariamente costruendo un unico modello fondamentale.
Stanno costruendo il livello applicativo sopra i modelli.
È un po’ come Internet.
Le aziende che hanno creato enorme valore non sono state soltanto quelle che hanno costruito i protocolli della rete.
Sono state anche quelle che hanno costruito servizi utilizzabili da miliardi di persone sopra quella rete.
Lovable vuole diventare uno di quei livelli.
Un’interfaccia tra l’uomo e il software
Possiamo quindi provare a definire Lovable in un altro modo.
Non semplicemente una startup di programmazione.
Ma un’interfaccia.
Da una parte c’è una persona con un problema.
Dall’altra il software.
Nel mezzo c’è l’intelligenza artificiale.
La persona dice ciò di cui ha bisogno.
L’AI prova a tradurlo in un’applicazione.
Questo concetto potrebbe avere un impatto gigantesco sul mercato del software aziendale.
Oggi le imprese acquistano decine di piattaforme SaaS perché nessuna risponde perfettamente alle loro esigenze.
CRM.
Gestionali.
Dashboard.
Software HR.
Strumenti marketing.
Sistemi di reportistica.
Portali clienti.
Ma cosa succede se un’azienda può semplicemente costruire internamente lo strumento esatto di cui ha bisogno?
È una delle domande più interessanti sollevate da Lovable.
Il possibile terremoto nel mercato SaaS
Per vent’anni il modello SaaS ha dominato il software aziendale.
Un’azienda identifica un problema.
Cerca un software che lo risolva.
Acquista una licenza.
Adatta i propri processi allo strumento.
Ma l’AI potrebbe progressivamente invertire il rapporto.
Invece di adattare il processo al software, l’impresa potrebbe generare software adatto al processo.
Lovable racconta già casi di organizzazioni che utilizzano la piattaforma per costruire strumenti interni e sostituire prodotti SaaS precedentemente acquistati.
Non significa che Salesforce, SAP, Microsoft o gli altri giganti del settore spariranno.
Anzi.
Molti saranno protagonisti della stessa trasformazione.
Ma potrebbe cambiare la soglia oltre la quale ha senso acquistare una soluzione standard.
Una piccola applicazione interna che ieri richiedeva un abbonamento SaaS da migliaia di euro l’anno domani potrebbe essere generata in poche ore.
E questo aprirebbe una nuova forma di concorrenza.
Non tra software e software.
Ma tra software acquistato e software generato.
Cosa significa per chi vuole creare una startup
Per i nuovi imprenditori le conseguenze sono persino più evidenti.
Tradizionalmente una delle prime domande poste a chi vuole costruire una startup tecnologica è:
“Chi sviluppa il prodotto?”
Il co-founder tecnico ha sempre rappresentato una figura centrale.
Con il vibe coding la situazione potrebbe diventare più fluida.
Un founder non tecnico potrebbe realizzare autonomamente una prima versione.
Testarla.
Raccogliere utenti.
Dimostrare che esiste una domanda.
E solo successivamente costruire un team tecnico più strutturato.
Questo non elimina il bisogno di competenze.
Ma modifica l’ordine in cui servono.
In pratica, il capitale necessario per arrivare alla validazione potrebbe diminuire.
Ed è potenzialmente una delle innovazioni più importanti dell’intero movimento.
Una fabbrica di nuove startup?
Qui arriviamo alla conseguenza forse più affascinante.
Se strumenti come Lovable funzioneranno davvero su larga scala, potrebbero aumentare enormemente il numero di startup create.
Perché abbassano il costo dell’esperimento.
Un’idea che prima richiedeva 30.000 euro per essere testata potrebbe forse essere prototipata spendendo poche centinaia.
Una persona potrebbe provare dieci idee invece di una.
Un’azienda potrebbe creare dieci strumenti interni invece di acquistare dieci software.
Uno studente potrebbe costruire una piattaforma durante un weekend.
Una piccola associazione potrebbe creare il proprio gestionale.
Un commerciante potrebbe sviluppare un sistema di prenotazioni personalizzato.
Molte di queste idee falliranno.
Ed è normale.
Ma più basso è il costo del fallimento, maggiore è il numero di esperimenti che possiamo permetterci.
E più esperimenti significa potenzialmente più innovazione.
Ma attenzione all’illusione del “tutto facile”
C’è però un rischio culturale.
Pensare che creare software sia diventato completamente semplice.
Non è così.
Realizzare un prototipo è una cosa.
Costruire un prodotto utilizzato da centinaia di migliaia di persone è un’altra.
Quando un’app cresce entrano in gioco:
sicurezza.
Scalabilità.
Privacy.
Backup.
Performance.
Compliance.
Accessibilità.
Architettura.
Manutenzione.
Gestione degli errori.
Integrazioni.
Assistenza.
Il vibe coding può abbassare enormemente la barriera iniziale.
Ma non annulla la complessità del mondo reale.
È importante ricordarlo soprattutto quando sono coinvolti dati sensibili, pagamenti o processi critici.
L’AI può accelerare il lavoro.
Non trasferisce automaticamente competenza a chi non ce l’ha.
Lovable contro Replit, Cursor e gli altri
Lovable non è sola.
Il mercato della programmazione assistita dall’intelligenza artificiale è diventato uno dei più competitivi del settore tecnologico.
Replit ha sviluppato strumenti capaci di aiutare utenti e programmatori nella creazione di applicazioni.
Altre piattaforme hanno costruito ambienti simili.
Il successo di Cursor ha dimostrato quanto gli sviluppatori siano disposti a utilizzare strumenti AI integrati direttamente nei processi di programmazione.
La differenza principale riguarda spesso il pubblico.
Alcuni prodotti partono dal programmatore professionista e cercano di renderlo più produttivo.
Lovable tende invece ad allargare il mercato verso chi programmatore non è.
È una differenza strategica fondamentale.
Perché il mercato potenziale non è più composto da qualche decina di milioni di sviluppatori.
Potenzialmente comprende qualsiasi lavoratore che abbia bisogno di creare uno strumento digitale.
Europa, AI e nuova sovranità tecnologica
C’è poi una riflessione più politica ed economica.
Negli ultimi anni l’Europa ha discusso enormemente di sovranità tecnologica.
Cloud.
Chip.
Intelligenza artificiale.
Dati.
Cybersecurity.
Modelli linguistici.
Anche in Italia stanno nascendo progetti che cercano di costruire tecnologie AI europee e nazionali. STARTHINKMAGAZINE ha raccontato, per esempio, il progetto Emma di Egomnia, sviluppato con l’ambizione di rafforzare la sovranità tecnologica italiana.
Lovable rappresenta una strada differente ma complementare.
Non necessariamente costruire ogni componente tecnologico in Europa.
Ma costruire in Europa aziende globali capaci di controllare prodotti, utenti, brand e valore economico.
È forse questa una delle sfide decisive dei prossimi dieci anni.
Non basta regolamentare l’intelligenza artificiale.
Bisogna anche costruirla.
O quantomeno costruire aziende che sappiano trasformarla in prodotti globali.
Il nuovo Scaleup Europe Fund
Da questo punto di vista, la partecipazione dello Scaleup Europe Fund al round di Lovable è significativa.
L’Europa ha da tempo identificato il cosiddetto scale-up gap come uno dei problemi principali del proprio ecosistema tecnologico.
Siamo relativamente bravi a finanziare la nascita delle startup.
Molto meno bravi a finanziare la fase in cui devono diventare multinazionali.
Quando servono centinaia di milioni, spesso entra il capitale americano.
E talvolta con il capitale si sposta anche il centro di gravità dell’azienda.
Il fatto che fondi europei partecipino a operazioni come quella di Lovable è quindi un segnale da osservare.
STARTHINKMAGAZINE segue da tempo il tema delle politiche europee per innovazione, startup e ricerca, comprese le prospettive del nuovo Horizon Europe 2028-2034.
La sfida è passare dalle dichiarazioni ai campioni industriali.
Lovable potrebbe diventare uno dei casi di studio.
Perché vale già 13,3 miliardi?
La domanda è inevitabile.
Come può un’azienda così giovane valere oltre 13 miliardi di dollari?
La risposta non è semplicemente nei ricavi attuali.
Gli investitori comprano soprattutto una possibilità futura.
Se l’AI cambierà realmente il modo di creare software, il mercato potenziale sarà gigantesco.
Oggi quasi ogni azienda utilizza software.
Domani quasi ogni azienda potrebbe anche produrre software.
Se Lovable riuscisse a diventare la piattaforma attraverso cui avviene una parte significativa di quella produzione, potrebbe occupare una posizione estremamente preziosa.
Naturalmente esistono rischi enormi.
La concorrenza è feroce.
I modelli AI cambiano rapidamente.
I giganti tecnologici potrebbero integrare funzionalità simili.
Gli sviluppatori potrebbero preferire altre piattaforme.
La sicurezza potrebbe diventare un problema.
I margini potrebbero essere compressi dai costi dei modelli e dell’infrastruttura.
Una valutazione da 13,3 miliardi è quindi anche una scommessa.
Molto grande.
Ma i dati di crescita spiegano perché tanti investitori siano disposti a farla.
Il vero prodotto di Lovable potrebbe essere il tempo
Alla fine, forse stiamo osservando Lovable dal punto di vista sbagliato.
Pensiamo che venda software.
In realtà vende soprattutto tempo.
Riduce il tempo tra idea e prototipo.
Tra prototipo e prodotto.
Tra problema aziendale e soluzione.
Tra intuizione e test.
E il tempo, nel mondo startup, è una delle risorse più preziose.
Un founder che può testare un’idea in due giorni invece che in tre mesi può scoprire molto prima se sta sbagliando.
Un’azienda che può costruire una dashboard in una settimana invece di aprire un progetto IT di sei mesi riduce drasticamente i costi.
Un team marketing che può creare autonomamente un piccolo strumento interno non deve necessariamente entrare nella coda delle richieste del reparto sviluppo.
Questo effetto può sembrare marginale osservando una singola applicazione.
Moltiplicato per milioni di persone diventa una trasformazione economica.
La “build economy”
Lovable utilizza un’espressione interessante per descrivere ciò che sta emergendo: build economy.
L’idea è che una quantità crescente di persone non utilizzerà semplicemente software creato da altri.
Costruirà direttamente il proprio.
L’azienda ha analizzato l’utilizzo della piattaforma tra gennaio 2025 e maggio 2026 osservando come molti utenti non tecnici stiano creando strumenti destinati a diventare prodotti, attività commerciali o applicazioni utilizzate realmente.
Se questa tendenza continuerà, potremmo trovarci davanti alla democratizzazione della produzione di software.
Quello che YouTube ha fatto per il video.
Quello che WordPress ha fatto per il publishing.
Quello che Shopify ha fatto per l’e-commerce.
Quello che Canva ha fatto per la grafica.
Lovable vorrebbe farlo per la programmazione.
Naturalmente è troppo presto per sapere se sarà davvero questa azienda a vincere.
Ma la direzione del mercato appare sempre più chiara.
L’intelligenza artificiale sta abbassando il costo dell’imprenditorialità
C’è una conseguenza che va oltre il software.
Creare un’impresa digitale potrebbe diventare meno costoso.
Non necessariamente gestirla.
Ma iniziarla.
Un founder oggi può utilizzare AI per:
scrivere un business plan.
Analizzare concorrenti.
Generare immagini.
Creare campagne pubblicitarie.
Preparare presentazioni.
Sviluppare un sito.
Realizzare un’app.
Creare automazioni.
Analizzare dati.
Gestire assistenza clienti.
Sono attività che pochi anni fa richiedevano più persone o fornitori differenti.
Questo significa che piccoli team possono ottenere una leva operativa molto superiore rispetto al passato.
E Lovable entra perfettamente in questo scenario.
Non è soltanto uno strumento di programmazione.
È una delle tecnologie che contribuiscono ad abbassare il costo minimo necessario per provare a costruire un’impresa.
E se la prossima grande startup europea nascesse così?
Questa è probabilmente la domanda più affascinante.
La storia di Lovable potrebbe essere importante non soltanto per quello che l’azienda diventerà.
Ma per ciò che permetterà ad altri di creare.
Immaginiamo migliaia di ragazzi europei.
Studenti.
Ricercatori.
Piccoli imprenditori.
Designer.
Professionisti.
Persone con idee ma senza competenze di programmazione.
Fino a ieri molti di loro si sarebbero fermati davanti alla frase:
“Non so svilupparla.”
Domani potrebbero iniziare dalla frase:
“Proviamo a costruirla.”
È difficile prevedere quali aziende nasceranno da questo cambiamento.
Ma storicamente, quando il costo di creare qualcosa diminuisce drasticamente, accade quasi sempre la stessa cosa.
Aumenta enormemente il numero di persone che prova.
E tra milioni di esperimenti possono emergere idee che prima non avrebbero mai avuto la possibilità di esistere.
Lovable non è soltanto una startup da osservare
Ci sono startup che fanno notizia per una raccolta milionaria.
Altre perché presentano una tecnologia sorprendente.
Altre ancora perché crescono rapidamente.
Lovable riunisce tutte queste caratteristiche.
Ma soprattutto pone una domanda sul futuro.
Che cosa succede quando creare software diventa quasi semplice come descriverlo?
Non abbiamo ancora la risposta.
Potrebbe nascere una nuova generazione di imprenditori.
Potrebbero cambiare le competenze richieste agli sviluppatori.
Potrebbero diminuire i costi di prototipazione.
Potrebbe cambiare il mercato SaaS.
Potrebbero nascere milioni di piccole applicazioni personalizzate.
Potrebbero emergere nuovi rischi di sicurezza.
E potrebbero formarsi aziende completamente nuove.
La cosa più interessante è che non stiamo parlando di uno scenario previsto per il 2035.
Sta già accadendo.
Una storia che l’Europa dovrebbe osservare attentamente
Per anni l’Europa si è chiesta come creare il proprio Google.
Il proprio Amazon.
Il proprio OpenAI.
Forse la domanda dovrebbe essere diversa.
Non dobbiamo necessariamente replicare i giganti tecnologici del passato.
Dobbiamo costruire quelli della prossima fase.
Lovable potrebbe diventare uno di questi.
Oppure potrebbe essere superata da qualche concorrente che ancora non conosciamo.
È la natura della tecnologia.
Ma il suo percorso dimostra già qualcosa.
Una startup può nascere a Stoccolma.
Costruire un prodotto AI.
Raggiungere utenti globali.
Superare centinaia di milioni di ricavi annualizzati.
Raccogliere centinaia di milioni di dollari.
E arrivare a una valutazione da oltre 13 miliardi di dollari senza dover necessariamente nascere nella Silicon Valley.
Per l’ecosistema europeo è un messaggio potente.
La prossima barriera non sarà sapere programmare, ma sapere cosa costruire
Forse questo è l’aspetto più importante dell’intera storia.
Se l’intelligenza artificiale renderà progressivamente più semplice trasformare un’idea in software, il vantaggio competitivo potrebbe spostarsi.
Sapere programmare resterà prezioso.
Ma potrebbe diventare ancora più importante:
capire i problemi.
Osservare le persone.
Individuare un bisogno.
Progettare un’esperienza.
Conoscere un settore.
Capire un mercato.
Fare le domande giuste.
In altre parole, quando costruire diventa più semplice, scegliere cosa costruire diventa più difficile e più importante.
È qui che la tecnologia incontra l’imprenditorialità.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui Lovable rappresenta una delle startup europee più interessanti da seguire nel 2026.
Non perché abbia inventato l’intelligenza artificiale.
Non perché abbia inventato la programmazione.
Ma perché sta provando a eliminare una barriera che esiste praticamente da quando esistono i computer:
quella tra chi ha un’idea e chi possiede le competenze tecniche per trasformarla in software.
Se riuscirà davvero a farlo su scala globale, quei 13,3 miliardi di dollari potrebbero non rappresentare il punto di arrivo.
Potrebbero essere soltanto l’inizio.
E forse, da qualche parte in Europa, una persona che non ha mai scritto una riga di codice sta già costruendo con Lovable la startup di cui parleremo tra qualche anno.