Horizon Europe progetti green: 117 nuove iniziative e oltre 742 milioni di euro per accelerare la transizione verde dell’Europa.
Dietro i numeri ci sono università, imprese, organizzazioni e ricercatori chiamati a lavorare su alcune delle sfide più complesse dei prossimi anni.
Come proteggere la biodiversità? Come produrre cibo utilizzando meglio acqua e suolo? Come trasformare gli scarti in nuove risorse? Come monitorare l’inquinamento e comprendere gli effetti del cambiamento climatico?
Ma soprattutto: come trasformare la transizione verde da obiettivo politico in tecnologie e soluzioni realmente utilizzabili?
Il 6 luglio 2026 la European Research Executive Agency (REA) ha annunciato 117 nuovi progetti finanziati attraverso Horizon Europe.
Le iniziative rientrano nel Cluster 6 “Food, Bioeconomy, Natural Resources, Agriculture and Environment”, dedicato ad alimentazione, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente.
Alcuni progetti hanno già iniziato le attività. Altri partiranno nei prossimi mesi.
L’Europa ha acceso 117 nuovi laboratori di innovazione green.
Dove vanno i 742 milioni di euro di Horizon Europe
I nuovi finanziamenti europei ammontano complessivamente a 742.532.598,71 euro e sono distribuiti in sette grandi aree.
La biodiversità e i servizi ecosistemici ricevono circa 128,9 milioni di euro per 19 progetti.
Ventiquattro progetti sui sistemi alimentari equi, sani e sostenibili ottengono circa 139,2 milioni.
La quota più elevata riguarda economia circolare e bioeconomia: 27 progetti e quasi 198 milioni di euro.
Dieci iniziative, per circa 55,8 milioni, lavoreranno sull’ambiente pulito e sull’obiettivo zero pollution.
Altri nove progetti, sostenuti con oltre 53 milioni, saranno dedicati a terra, oceani e acqua in relazione all’azione climatica.
Sei progetti e circa 37,5 milioni riguarderanno le comunità rurali, costiere e urbane.
Infine, 22 iniziative riceveranno quasi 130 milioni di euro per governance, osservazione ambientale e soluzioni digitali.
I numeri mostrano chiaramente una tendenza.
La transizione verde europea sta diventando sempre più tecnologica.
Il green europeo non è più soltanto energia rinnovabile
Quando parliamo di green economy pensiamo immediatamente a pannelli fotovoltaici, pale eoliche e automobili elettriche.
Ma i nuovi progetti Horizon Europe raccontano una realtà molto più ampia.
Il futuro della sostenibilità potrebbe essere un algoritmo capace di analizzare un ecosistema.
Un sensore che monitora la qualità dell’aria.
Una piattaforma digitale che segue un materiale lungo il suo ciclo di vita.
Una biotecnologia utilizzata negli ambienti contaminati.
Un sistema satellitare che osserva i cambiamenti del territorio.
Su StartThinkMagazine abbiamo recentemente raccontato Liquid3 e gli alberi liquidi, una soluzione basata su microalghe e fotobioreattori urbani.
È uno dei tanti esempi di come l’innovazione ambientale stia assumendo forme completamente nuove.
La sostenibilità sta diventando tecnologia.
Biodiversità: comprendere la natura attraverso i dati
Diciannove progetti Horizon Europe saranno dedicati alla biodiversità.
L’obiettivo è migliorare la conoscenza dello stato della natura europea attraverso osservazioni sul campo, nuovi sistemi di identificazione delle specie e modelli informatici capaci di analizzare l’evoluzione degli ecosistemi.
Immagini – Suoni – Temperature – Informazioni geografiche – Condizioni della vegetazione – Movimenti degli animali – La natura produce una quantità enorme di dati.
Telecamere intelligenti possono raccogliere immagini. Microfoni ambientali possono registrare il paesaggio sonoro di una foresta. Droni e satelliti possono osservare territori difficilmente raggiungibili.
Gli algoritmi possono poi elaborare milioni di informazioni.
La biodiversità sta diventando anche una grande infrastruttura di dati.
E per raccogliere, archiviare, verificare e interpretare queste informazioni serviranno nuove tecnologie.
Qui potrebbero nascere nuovi spazi anche per le startup europee.
Agricoltura e sicurezza alimentare: 24 nuovi progetti
Oltre 139 milioni di euro saranno destinati ai sistemi alimentari.
I progetti lavoreranno sulla gestione di acqua, suolo e risorse biologiche nell’agricoltura, nella pesca e nell’acquacoltura.
Alcune iniziative si concentreranno sulla salute delle piante. Altre sulla produzione di proteine vegetali e sulla ricerca genetica.
C’è poi il tema della nutrizione nelle situazioni di emergenza.
Pandemie, conflitti, siccità ed eventi climatici estremi hanno mostrato quanto possano essere fragili le catene di approvvigionamento.
La sicurezza alimentare non è più un problema lontano dall’Europa.
Un sistema alimentare moderno deve riuscire ad adattarsi quando le condizioni cambiano.
L’agricoltura del futuro avrà bisogno di tecnologia
Robotica – Computer vision – Droni – Sensori – Sistemi satellitari – Previsioni climatiche – Intelligenza artificiale.
Su StarthinkMagazine abbiamo già raccontato Metafarmers e la robotica agricola basata sull’AI.
Il punto non è sostituire l’agricoltore.
Il punto è fornire all’agricoltore strumenti migliori per prendere decisioni migliori.
Se l’acqua diventa una risorsa sempre più preziosa, dobbiamo comprendere quando irrigare, quanto e dove.
Se una pianta sviluppa una malattia, individuarla rapidamente può fare la differenza.
Se il clima cambia, dobbiamo capire quali colture e varietà possono adattarsi meglio.
Agricoltura e startup non sono più mondi separati.
Economia circolare e bioeconomia: quasi 198 milioni
La quota più elevata dei nuovi finanziamenti Horizon Europe va all’economia circolare e alla bioeconomia.
Ventisette progetti.
Quasi 198 milioni di euro.
Il modello economico tradizionale segue una linea semplice: estrarre, produrre, utilizzare e gettare.
L’economia circolare prova a cambiare questa sequenza.
Un prodotto può essere riparato?
Può essere riutilizzato?
I materiali possono essere recuperati?
Uno scarto può diventare una risorsa per un’altra attività?
Sono domande ambientali, ma anche economiche e industriali.
L’economia circolare riguarda design, logistica, tracciabilità, software e organizzazione delle filiere.
Non basta sapere che un materiale può essere recuperato.
Dobbiamo conoscere dove si trova, chi lo produce, in quale quantità e chi potrebbe utilizzarlo.
Il materiale è fisico.
Ma l’infrastruttura che lo rende circolare potrebbe essere digitale.
Quando uno scarto diventa una nuova opportunità economica
Per decenni abbiamo considerato il rifiuto come la fine di un processo.
Oggi iniziamo a guardarlo da un’altra prospettiva.
Uno scarto agricolo può contenere sostanze utilizzabili.
Un residuo industriale può essere recuperato.
La biomassa può entrare in nuovi processi produttivi.
Immaginiamo una piattaforma capace di mappare i flussi dei materiali.
Un’impresa produce uno scarto. Un’altra utilizza una materia prima potenzialmente compatibile.
Un sistema digitale individua la possibile connessione e analizza distanze, logistica e requisiti.
Naturalmente la normativa ambientale rimane complessa e non ogni rifiuto può diventare automaticamente una materia prima.
Ma il principio economico è interessante.
Se riusciamo a vedere valore dove prima vedevamo soltanto un costo, può nascere un nuovo mercato.
Zero pollution e biotecnologie ambientali
Dieci progetti lavoreranno sull’ambiente pulito e sull’obiettivo zero pollution.
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Le iniziative svilupperanno strumenti per monitorare la qualità dell’aria, tracciare i rifiuti acquatici e analizzare gli effetti dell’inquinamento marino.
I progetti studieranno anche l’utilizzo delle biotecnologie negli ambienti contaminati.
Microrganismi – Batteri – Funghi -Alghe – Enzimi.
La ricerca analizza come alcuni processi biologici possano contribuire alla gestione o trasformazione di determinate sostanze contaminanti.
La bioremediation è un settore scientificamente complesso e richiede controlli e monitoraggio.
Ma il principio è affascinante.
Utilizzare processi biologici per intervenire su alcuni danni prodotti dalle attività umane.
La convergenza tra biotech e climate tech potrebbe diventare una delle aree più interessanti dell’innovazione europea.
Oceani e cambiamento climatico
Nove progetti saranno dedicati a terra, oceani e acqua in relazione all’azione climatica.
Una delle aree di ricerca riguarda la rimozione dell’anidride carbonica marina.
Altre iniziative lavoreranno sulla protezione e sul ripristino degli oceani.
I progetti analizzeranno inoltre gli effetti dello spostamento delle zone climatiche sull’agricoltura.
Temperatura, precipitazioni e disponibilità d’acqua influenzano direttamente le coltivazioni.
Quando questi parametri cambiano, cambiano anche le decisioni degli agricoltori.
Che cosa coltivare?
Quale varietà scegliere?
Quando seminare?
La tecnologia potrebbe trasformare dati climatici, satellitari e informazioni sul terreno in strumenti decisionali.
Una sorta di navigatore per l’agricoltura del futuro.
Earth intelligence: comprendere il pianeta attraverso i dati
Ventidue progetti e quasi 130 milioni di euro saranno dedicati alla governance, all’osservazione ambientale e alle soluzioni digitali.
La REA utilizza un’espressione particolarmente interessante.
Earth intelligence.
Intelligence della Terra – Satelliti – Sensori – Droni – Stazioni meteorologiche – Dati agricoli – Sistemi oceanografici – Modelli climatici.
Il problema del futuro potrebbe non essere la mancanza di informazioni.
Potrebbe essere l’eccesso di dati.
Raccogliere miliardi di informazioni non significa automaticamente comprenderle.
Servono algoritmi, piattaforme, sistemi di visualizzazione e intelligenza artificiale.
Trasformare i dati del pianeta in decisioni migliori potrebbe diventare uno dei grandi settori tecnologici europei.
La prossima intelligenza artificiale potrebbe non parlare con noi
Negli ultimi anni abbiamo associato l’intelligenza artificiale soprattutto ai chatbot.
Ma l’AI può riconoscere una specie vegetale.
Analizzare un’immagine satellitare.
Individuare una possibile malattia nelle coltivazioni.
Studiare la qualità dell’aria.
Analizzare l’evoluzione di una costa.
Elaborare dati climatici.
La prossima grande intelligenza artificiale europea potrebbe non avere un volto.
Potrebbe non avere una voce.
Potrebbe lavorare silenziosamente su milioni di dati ambientali.
E le startup?
Che cosa c’entrano le startup con 117 progetti europei di ricerca?
Molto.
Questo non significa che ogni progetto finanziato genererà una nuova impresa.
Ma la ricerca produce conoscenza.
La conoscenza può generare una tecnologia.
Una tecnologia può diventare un prodotto.
Un prodotto può trasformarsi in un’impresa.
Il problema europeo è spesso proprio il passaggio tra un anello e quello successivo.
L’Europa possiede università, ricercatori e laboratori di eccellenza.
Ma incontra ancora difficoltà nel trasformare alcune innovazioni in grandi imprese tecnologiche capaci di competere globalmente.
I 742 milioni destinati ai nuovi progetti green pongono quindi una domanda importante.
Quante delle tecnologie sviluppate riusciranno ad arrivare sul mercato?
Dalla ricerca al mercato: la vera sfida europea
Nel mondo dell’innovazione si parla spesso di “valley of death”.
La valle della morte.
È lo spazio che separa una ricerca promettente da un prodotto capace di vivere sul mercato.
Esiste una tecnologia.
Esiste un prototipo.
Ma non ci sono ancora clienti, capitale sufficiente o una struttura capace di industrializzare la soluzione.
È qui che molte innovazioni scompaiono.
L’Europa deve costruire ponti.
Tra università e startup.
Tra laboratori e imprese.
Tra ricerca e investitori.
Tra scienziati e manager.
Non basta creare innovazione. Dobbiamo riuscire a portarla fuori dai laboratori.
L’Europa ha appena acceso 117 nuove possibilità
Oggi leggiamo un numero.
Tra cinque o dieci anni potremmo scoprire che una tecnologia diventata fondamentale è nata proprio all’interno di uno di questi progetti Horizon Europe.
Forse una nuova soluzione cambierà il modo in cui osserviamo gli oceani.
Forse nascerà una tecnologia per proteggere le coltivazioni.
Forse una biotecnologia contribuirà al recupero di un ambiente contaminato.
Forse un algoritmo ci permetterà di comprendere meglio la biodiversità.
Non possiamo ancora saperlo.
Le grandi trasformazioni raramente appaiono grandi all’inizio.
Prima c’è una ricerca.
Poi un prototipo.
Qualche volta nasce una startup.
Poi arriva un prodotto.
Infine quella tecnologia entra nelle nostre vite e diventa normale.
L’Europa ha appena acceso 117 nuove possibilità.
La vera domanda non è soltanto quanto sono costate.
La domanda è:
