
Da «piena rasah» a «sono in overthinking totale»: le espressioni nate online per descrivere stati d’animo sono sempre più diffuse, ma non sempre aiutano a capire cosa si prova davvero. Parte da qui l’Emozionario di Unobravo, «Emozionario – Il non dizionario delle emozioni», un testo consultabile online che la piattaforma di supporto psicologico ha presentato a Milano il 6 ottobre 2026, in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre.
Il progetto nasce dai risultati di un’indagine interna condotta tra 720 psicologi e psicoterapeuti della rete clinica di Unobravo. Secondo i dati, 4 terapeuti su 10 tra quelli con oltre dieci anni di esperienza percepiscono, rispetto a qualche anno fa, un impoverimento delle competenze emotive dei pazienti.
Cos’è l’Emozionario Unobravo e come funziona
L’Emozionario è strutturato come un dizionario «al contrario». Invece di partire dalla definizione accademica di un’emozione, prende le mosse dalle frasi di uso comune, molte delle quali circolano sui social e soprattutto tra i più giovani, per esplorarne le possibili sfumature.
Tra le espressioni prese in esame ci sono, oltre a «piena rasah» e all’«overthinking totale», anche formule come «c’ho l’ansia da doomscrolling» o la sensazione di sentirsi un impostore. L’obiettivo dichiarato è invitare il lettore a guardare il proprio linguaggio da un’altra prospettiva: chiedersi, ad esempio, se dietro l’ansia da doomscrolling ci sia solo curiosità o anche un senso di allarme legato alla paura, oppure se nella sindrome dell’impostore si intreccino la gioia per un traguardo e un sottile senso di colpa.
Secondo i terapeuti coinvolti, oggi nominare le emozioni sembra più comune di un tempo, ma spesso avviene attraverso definizioni stereotipate. Al posto di parole precise compaiono slogan, frasi fatte e diminutivi. Il risultato, osservano, può essere uno scarto tra l’idea che si ha del proprio stato d’animo e ciò che si prova realmente: avere un’etichetta pronta non significa necessariamente saper riconoscere e attraversare le emozioni che la accompagnano.
Non mancanza di empatia, ma fatica a esprimersi
L’indagine ridimensiona l’immagine dei giovani «anaffettivi». Solo il 4% dei professionisti indica l’empatia tra le competenze emotive meno sviluppate nei pazienti. La difficoltà segnalata più spesso, dal 68% dei terapeuti, è invece la fatica nell’esprimere le proprie emozioni.
Tra gli altri dati emersi dalla survey:
- quasi 8 professionisti su 10 individuano nei contesti familiari in cui non si era abituati a parlare di emozioni il principale fattore all’origine di uno scarso livello di educazione emotiva;
- quasi 7 terapeuti su 10 osservano che, quando si fatica a dare un nome a ciò che si prova, diventa più difficile anche comunicare il bisogno di aiuto;
- circa il 30% degli intervistati ritiene che questa difficoltà possa contribuire a rimandare la decisione di rivolgersi a un professionista.
Uno strumento pensato anche per gli adulti
Concepito come strumento di autoriflessione, l’Emozionario si rivolge a un pubblico ampio, dalle generazioni più giovani a quelle più mature. Per gli adulti, in particolare, viene proposto come chiave di lettura per comprendere il linguaggio dei ragazzi.
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«Oggi assistiamo a un utilizzo sempre più diffuso di termini specifici per descrivere i propri stati d’animo, un fenomeno che indica grande apertura, ma il rischio è quello di ricorrere a definizioni stereotipate che non sempre permettono di entrare in reale contatto con i propri bisogni»
Lo spiega Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, che aggiunge: «Avere una parola per definire un fenomeno o un evento non significa necessariamente saper dare voce alla complessità di tutte le sensazioni che ci hanno attraversato». Il testo, precisa, «non fornisce istruzioni, ma invita a familiarizzare con le proprie emozioni».
«Per gli adulti, in particolare, può rappresentare una iniziale lente utile per mettersi in ascolto dei più giovani, andando oltre l’etichetta linguistica per accogliere la complessità del loro sentire»
Dalle parole alla scuola: il progetto con Edulia dal Sapere Treccani
Le competenze emotive, sottolinea Unobravo, si formano fin dai primi anni di vita. Per questo la scuola viene indicata come il primo terreno di intervento sistematico per accompagnare i ragazzi verso una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni.
In questa direzione va il prossimo progetto istituzionale promosso dall’azienda insieme a Edulia dal Sapere Treccani, che sarà presentato ufficialmente il 12 ottobre alla Camera dei Deputati. I dettagli dell’iniziativa non sono stati ancora resi noti.
Come è stata condotta l’indagine
La survey è stata somministrata tramite Typeform ai professionisti della rete clinica Unobravo e si è chiusa il 22 settembre 2026. Il campione comprende 720 psicologi e psicoterapeuti: il 7,4% con meno di due anni di esperienza, il 43,3% tra due e cinque anni, il 24,2% tra sei e dieci anni e il 25,1% con oltre dieci anni di attività. Quasi tutti (99,3%) seguono pazienti adulti, il 27,1% adolescenti, l’11,5% over 65 e il 10,7% l’età evolutiva. Per le domande a risposta multipla, le percentuali sono calcolate sul totale dei rispondenti.
Si tratta quindi di un’indagine interna, basata sulla percezione dei professionisti e non su un campione rappresentativo della popolazione.
Chi è Unobravo
Fondata nel 2019, Unobravo è un’azienda e Società Benefit che offre percorsi di supporto psicologico online e in presenza. È attiva in Italia, Spagna e Francia e, secondo i dati diffusi dall’azienda, conta oltre 9.500 psicologi, più di 500mila persone supportate dalla fondazione e un core team di circa 300 persone.