Oxhy: la startup deeptech italiana che vuole rivoluzionare l’energia con l’acqua
Nel mondo esistono tecnologie che cercano semplicemente di migliorare ciò che già conosciamo. E poi esistono startup che provano a cambiare completamente il modo in cui immaginiamo il futuro.
È il caso di Oxhy, startup deeptech italiana nata a Napoli che sta sviluppando una tecnologia capace di trasformare il calore disperso nell’ambiente in energia elettrica, utilizzando una soluzione completamente differente rispetto ai tradizionali sistemi energetici.
Il progetto ruota attorno a una tecnologia proprietaria chiamata Oxhycell, definita come la prima cella ossidroelettrica al mondo capace di generare energia sfruttando la radiazione infrarossa e l’acqua.
Una visione che unisce:
- energy harvesting;
- microelettronica;
- sostenibilità;
- recupero energetico;
- miniaturizzazione;
- industria smart.
E che potrebbe avere applicazioni che spaziano dai sensori IoT fino ai data center, passando per dispositivi medici, industria e recupero energetico industriale.
La grande sfida energetica nascosta nel calore disperso
Uno dei dati più impressionanti riportati dal progetto riguarda il problema dell’energia dispersa.
Secondo quanto illustrato nel pitch deck di Oxhy, oltre il 50% dell’energia globale viene dispersa sotto forma di calore ambientale.
Parliamo di una quantità enorme di energia che oggi viene semplicemente persa:
- nei processi industriali;
- nei data center;
- nei dispositivi elettronici;
- nelle infrastrutture;
- negli ambienti urbani.
Ogni anno, secondo il documento, oltre 160.000 TWh di energia termica vengono dissipati nell’ambiente come calore di scarto industriale o ambientale.
Ed è proprio qui che entra in gioco Oxhy.
Cos’è Oxhycell
La startup ha sviluppato una tecnologia chiamata Oxhycell, descritta come una soluzione in grado di:
- catturare calore ambientale;
- convertire infrarossi in energia elettrica;
- funzionare in qualsiasi ambiente;
- utilizzare acqua invece del silicio.
A differenza dei tradizionali sistemi energetici, Oxhycell non si basa sulla luce solare diretta come il fotovoltaico.
La tecnologia lavora invece sul recupero dell’energia termica dispersa nell’ambiente.
Secondo il progetto:
“La tecnologia Oxhycell cattura calore ambientale, non luce. È a base d’acqua, non silicio.”
Come funziona la tecnologia
Il funzionamento della tecnologia rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto.
Nel documento viene spiegato che Oxhycell utilizza una cella ossidroelettrica che genera corrente elettrica in acqua pura senza elettroliti, grazie all’esposizione alle radiazioni infrarosse e alla creazione di un’asimmetria fisica nell’acqua liquida.
In pratica:
- il calore ambientale viene intercettato;
- la radiazione infrarossa attiva il sistema;
- l’acqua si comporta come un semiconduttore;
- viene prodotta energia elettrica.
La startup sostiene inoltre che la tecnologia possa funzionare:
- di giorno e di notte;
- indoor e outdoor;
- in qualsiasi condizione di luce;
- in modo continuo.
Un approccio diverso rispetto alle tecnologie tradizionali
Uno degli elementi centrali della presentazione riguarda il confronto con le tecnologie oggi più diffuse.
Secondo Oxhy, molte tecnologie di energy harvesting attuali recuperano solo una minima parte dell’energia disponibile.
Nel pitch vengono citati i limiti di:
- fotovoltaico;
- termoelettrico;
- batterie;
- sistemi RF;
- vibrazioni piezoelettriche.
Il progetto punta quindi a creare una tecnologia:
- continua;
- autonoma;
- miniaturizzata;
- sostenibile;
- scalabile.
I benefici della soluzione Oxhy
La startup evidenzia diversi vantaggi competitivi della propria tecnologia.
Disponibilità continua
La tecnologia potrebbe funzionare 24 ore su 24, indipendentemente dalla luce solare.
Scalabilità
Secondo il progetto, Oxhycell potrebbe essere utilizzata:
- su scala microelettronica;
- su impianti industriali;
- su sistemi modulari.
Sostenibilità
Il sistema viene presentato come una tecnologia a basso impatto ambientale e con lunga durata.
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Basso costo
La startup sottolinea l’utilizzo di materiali accessibili e disponibili sul pianeta.
Ubiquità
La tecnologia potrebbe essere installata praticamente ovunque, anche fuori dagli edifici o in ambienti remoti.
Dalla ricerca alla startup
La storia di Oxhy nasce da anni di ricerca.
Nel pitch viene indicato che la prima cella ossidroelettrica sarebbe stata sviluppata nel 2011, mentre la nascita ufficiale della startup Oxhy risale al 2023.
Il team è composto da ricercatori, fisici e ingegneri italiani con competenze in:
- ricerca applicata;
- microelettronica;
- fisica;
- energy harvesting.
La società ha sede a Napoli.
Miniaturizzazione: energia sempre più piccola
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la miniaturizzazione.
Oxhy punta infatti a passare dalla scala macrometrica alla micrometrica senza perdere potenza.
Questo potrebbe aprire scenari enormi nel mondo:
- IoT;
- wearable;
- microchip;
- sensori intelligenti;
- dispositivi embedded;
- elettronica autonoma.
Lo stato attuale della tecnologia
Secondo la roadmap mostrata nel documento, Oxhycell si troverebbe oggi a livello:
- TRL 5
con obiettivo di raggiungere:
- TRL 6 entro il 2028.
La startup evidenzia inoltre obiettivi di miglioramento relativi a:
- densità energetica;
- durata;
- miniaturizzazione;
- efficienza.
Recupero energetico industriale
Uno degli utilizzi più interessanti riguarda il recupero energetico industriale.
Oxhy sta lavorando anche su sistemi integrati con tecnologia ORC (Organic Rankine Cycle) per trasformare calore a bassa temperatura in energia elettrica.
Nel pitch si parla di applicazioni per:
- elettrolizzatori;
- industria;
- impianti energetici;
- recupero di calore disperso.
La startup dichiara inoltre lo sviluppo di una tecnologia ORC modulare scalabile fino a 10 kWe.
Le applicazioni future
Le possibili applicazioni immaginate dal progetto sono molto ampie.
Microelettronica e IoT
Oxhy ipotizza utilizzi in:
- sensori ambientali;
- monitoraggio strutturale;
- edge computing;
- microcontrollori;
- sistemi embedded.
Componenti elettronici autonomi
La tecnologia potrebbe essere applicata a:
- sensori infrarossi autonomi;
- condensatori autoricaricanti;
- batterie biodegradabili;
- pacemaker senza sostituzione batterie.
Industria e data center
Oxhy immagina applicazioni nel recupero di calore disperso proveniente da:
- processi industriali;
- microprocessori;
- GPU;
- data center;
- sistemi industriali remoti.
Il mercato potenziale
Nel documento la startup evidenzia un mercato potenziale molto ampio.
Oxhy cita:
- il mercato globale dell’Energy Harvesting;
- il mercato ORC;
- il settore IoT;
- la microelettronica avanzata.
Secondo il pitch, il boom dell’IoT e della microelettronica potrebbe portare oltre 75 miliardi di dispositivi entro il 2030, aumentando la necessità di sistemi energetici autonomi e miniaturizzati.
Una startup italiana da osservare. Presente su Crowdfundme
Nel panorama europeo deeptech, Oxhy rappresenta uno dei progetti più particolari e visionari emersi negli ultimi anni.
L’idea di trasformare il calore disperso in energia elettrica utilizzando acqua e infrarossi potrebbe aprire nuovi scenari nel settore dell’energy harvesting e della microelettronica autonoma.
La strada verso la commercializzazione sarà sicuramente complessa, ma il progetto mostra già elementi molto interessanti:
- forte componente scientifica;
- approccio proprietario;
- applicazioni industriali;
- focus ESG;
- scalabilità;
- ricerca Made in Italy.
E in un mondo sempre più assetato di energia efficiente, autonoma e sostenibile, startup come Oxhy potrebbero diventare protagoniste della prossima rivoluzione energetica.